Il tema della pensione è spesso rimandato, ma il passaggio dal reddito da lavoro a quello pensionistico merita attenzione ben prima della fine della carriera. La ragione è semplice: nella maggior parte dei casi, la pensione pubblica non coincide con lo stipendio percepito alla fine della vita attiva. Ed è proprio in questa distanza che si misura il cosiddetto gap previdenziale.
Con questo termine si indica la differenza tra la stima dell'ultima retribuzione che potrà essere percepita durante la carriera lavorativa e la sommatoria delle rendite stimate da pensione pubblica e pensione complementare. Maggiore è la differenza (il gap), maggiore sarà l’abbassamento del tenore di vita una volta in pensione. Una differenza che può pesare in modo significativo su voci quotidiane come casa, bollette, spese mediche, famiglia e tempo libero. Più il divario è ampio, più diventa importante individuare per tempo una strategia di integrazione.
Il punto, per molti lavoratori, è proprio questo: non avere una percezione chiara di quanto potrebbe mancare domani. Finché il tema resta astratto, è difficile capire se la pensione pubblica sarà sufficiente o se sarà necessario affiancare altre soluzioni. Eppure, anticipare questa valutazione consente di muoversi con più margine, senza dover intervenire all’ultimo momento.
In questo scenario, servizi digitali come Amundi PensioNEXT possono offrire un supporto concreto. La piattaforma aiuta a fare il punto sulla propria posizione previdenziale, pubblica e privata, e a comprendere in modo più immediato dove si è oggi e quale potrebbe essere lo scenario futuro. Un passaggio utile per trasformare un dubbio generico in una valutazione più consapevole.
Capire quanto potrebbe pesare il gap previdenziale serve a pianificare meglio. Perché la distanza tra ultimo stipendio e pensione non si colma da sola: va misurata, analizzata e affrontata per tempo, così da costruire un futuro più vicino alle proprie esigenze.
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